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CHIESA DI SAN NICOLO’ A TREVISO – Intervento di consolidamento delle murature dell’abside e del transetto


Identificati i cinematismi che hanno condotto nei secoli a lesioni evidenti e dissesti strutturali significativi in corrispondenza dell’abside e del transetto, la Chiesa è stata oggetto di un intervento di consolidamento con trefoli e connettori in acciaio inox.

Edificato a partire dal XIV secolo per opera dell’ordine dei domenicani, su incipit del Papa Benedetto XI (il trevigiano Nicolò Boccassino da S.Vito di Valdobbiadene), l’imponente Chiesa di San Nicolò sostituì una chiesetta precedente, dedicata a medesimo santo. Nei sette secoli della sua storia ha subito numerose vicissitudini e trasformazioni e, ai nostri giorni, per garantirne una buona conservazione, sono necessari periodici interventi di manutenzione.
Da alcuni anni si era osservata una lesione esterna nel secondo settore sud dell’abside maggiore, a margine di una zona di muratura già ripresa in passato. La fessura saliva da sopra la monofora, fino a raggiungere l’oculo, gli archetti e i fregi della cornice e nel 2010 si era manifestata anche all’interno. Questo fatto ha dato il via ad uno studio che ha messo in evidenza altre importanti fratture sulle murature superiori delle absidi e del transetto tali da richiedere un importante intervento di restauro.

DESCRIZIONE DEL DISSESTO STRUTTURALE

Un sistema di scalette in legno consente di salire, attraverso il campanile, sopra le volte delle cappelle, dentro a grandi volumi di sottotetto, in parte attrezzati con solai. In questi ambiti le murature, completamente a vista, presentavano un quadro fessurativo articolato, con lesioni estese che in parecchi casi superavano il centimetro, fino ad arrivare, nel caso del muro del transetto sopra l’arco trionfale anteriore, ad oltre la decina di centimetri.

Con un primo intervento nel 1960 e poi più diffusamente alla fine degli anni ‘80, sono state monitorate le fessure principali, allo scopo di studiarne l’evoluzione. Si è visto così che la lesione del transetto di maggior ampiezza a distanza di 50 anni si è aperta di altri di 5 millimetri. Le lesioni sulla volta della cappella centrale, risanate con un intervento di cucitura con barre metalliche nell’ ‘89, non hanno registrato ulteriori movimenti, ma un’altra decina di fessure dopo 25 anni denunciano queste degenerazioni mediamente attorno ai 5-6 mm. In particolare, la lesione dell’abside maggiore ha mostrato una maggior apertura di ben 13 mm e misure più recenti, eseguite con strumenti più raffinati, hanno registrato movimenti dell’ordine del decimo di millimetro in sei mesi. Per capire i cinematismi in atto sono state condotte alcune misurazioni per il controllo della verticalità, essendo note e ben visibili ad un occhio attento alcune situazioni singolari all’interno del’edificio, e sono state eseguite prove penetrometriche lungo il perimetro che hanno evidenziato un terreno di scarse caratteristiche meccaniche e, in prossimità del campanile, la probabile presenza di una palificata. In aggiunta ai numerosi dati rilevati, sono emerse numerose informazioni relative agli interventi eseguiti in epoca ottocentesca che furono causa di significative lesioni alla struttura fino all’abbandono dell’edificio. La fase diagnostica ha dunque confermato i cinematismi responsabili del dissesto dell’abside: i pesanti timpani, dello spessore di 80 cm, che fino al 1850 sovrastavano agli archi trionfali, producevano rilevanti spinte verso le murature superiori, sia dal lato del transetto (più alta), che dal lato delle absidi (di minor elevazione).

Inoltre, la struttura del corpo delle cappelle è costituita da sei spalle murarie, alte oltre 20 metri, dello spessore di 90 cm, tutte disposte nel senso longitudinale del tempio, mentre nella direzione ortogonale (quella della spinta), a causa della presenza delle arcate e delle alte monofore, non vi è nessun elemento che possa contrastare con efficacia la spinta. Grazie al loro spessore e alla compressione, dovuta al loro peso, le murature hanno resistito alle sollecitazioni taglianti prodotte dalla spinta degli archi, ma il terreno cedevole ha prodotto, soprattutto nel settore nord, la rotazione responsabile della perita di verticalità delle spalle della cappella centrale;  la progressiva rotazione ha così causato, due secoli fa, il collasso dell’arco trionfale interno, con abbassamento della sua chiave e il conseguente drammatico danneggiamento dell’abside maggiore.

INTERVENTI

A fronte della necessità di eliminare la spinta degli archi trionfali, dopo una prima proposta progettuale che prevedeva l’inserimento di tiranti incrociati in acciaio inox all’imposta della volta, l’intervento eseguito è consistito in una serie di attività puntuali:
– l’introduzione di un efficace sistema di catena per l’arco ottocentesco realizzato sopra l’arco trionfale interno;
– l’inserimento di un altro sistema di catene alla sommità del muro del transetto, sotto il piano d’imposta delle capriate della copertura;
– ricostruzione a scuci-cuci dei tratti di muratura maggiormente lesionati, in particolare la parete e i costoloni del secondo settore sud dell’abside;
– iniezioni con malte fibrate a base calce delle fessure sulle volte e delle fessurazioni minori;
cerchiatura del tratto di muratura superiore dell’abside, sopra le monofore, con cavetti di acciaio inox disposti sottotraccia nei corsi di malta tra un livello di mattoni e l’altro (SISTEMA RETICOLA).

 

SISTEMA FIBRE NET

Il sistema di cerchiatura adottato, SISTEMA RETICOLA, studiato per paramenti in pietrame e in laterizio a vista, ha dimostrato caratteristiche di adattabilità in presenza di murature con particolari specificità.
La realizzazione del sistema prevede l’esecuzione di scanalature, profonde 5-6 cm, lungo i corsi di malta nei due paramenti, la stilatura del fondo della traccia con un primo strato di malta fibrata ad alta resistenza, l’esecuzione di fori ø12 passanti, la stesa di trefoli da 3 o da 5 mm in acciaio inox AISI 316 sul fondo indurito delle scanalature, l’inserimento di barre filettate ø8 inox dotate di crune o rostri terminali, la messa in tensione di trefoli dalle teste e il successivo ulteriore tesaggio avvitando i dadi terminali dei connettori ø8 passanti. La ristilatura finale con malta dei corsi ripristina l’aspetto originario della muratura senza lasciar intravvedere l’intervento. Per correttezza sono stati lasciati visibili nel sottotetto dei punti in modo da permettere di riconoscere la traiettoria di tutte le cerchiature.

Nel caso di San Nicolò, la muratura superiore dell’abside ha uno spessore che va da 1,05 a 1,20 metri ed è completamente tessuta (non ha il nucleo a sacco); inoltre, essa presenta all’esterno delle lesene di 60 cm che proseguono i pilastroni delle monofore. Le nove specchiature di muratura mostrano di essere state riprese a scuci-cuci in più punti, in particolare quella della lesione in atto, che è addirittura 15 cm più larga delle altre. Nell’applicazione all’abside il Sistema Reticola è stato adattato al caso particolare, stante la necessità di limitare il numero di corsi di malta da scarificare. Si sono quindi inseriti tre trefoli da 5 mm per ciascuna scanalatura. I connettori sono ancorati con piastre capochiave nei corsi superiori, relativi al sottotetto, mentre sono stati inghisati nei corsi inferiori, corrispondenti alle specchiature intonacate interne. Sono stati studiati dei rostri speciali per il bloccaggio dei tre trefoli e il passaggio delle lesene è stato ottenuto praticando fori e inserendo negli stessi dei tubi inox in grado di ospitare i trefoli. I cavi di tirantatura sono stati prolungati per tutta la lunghezza delle spalle murarie della cappella principale e ancorati con capochiave o con inghisaggi dalla parte opposta rispetto all’abside. In questo modo si è conferito un miglioramento della resistenza a taglio alle pareti, soprattutto in corrispondenza della faccia maggiormente lesionata.

 

SCHEDA CANTIERE
OGGETTO_Intervento di consolidamento delle murature dell’abside e del transetto alla Chiesa di San Nicolò
LOCALITA’_Treviso
PROGETTISTi e DL_arch. Cesare Gasperetto, ing. Bruno Barcati con la collaborazione di ing. Conte e ing. Alessandro Simionato
IMPRESA APPALTATRICE PRINCIPALE_ Gobbo Bruno s.r.l.
REALIZZAZIONE_2013

 

SISTEMI FIBRE NET
> per RINFORZO DI MURATURE IN PIETRAME E LATERIZIO FACCIA A VISTA
SISTEMA FIBREBUILD RETICOLA: trefolo in Inox, connettore in Inox, accessori in Inox, malta da ristilatura.